.

riflessioni di un geologo sulla politica
La ciorta
post pubblicato in diario, il 12 luglio 2009


Ognuno aspetta ‘a ciorta”, così si cantava in quella che ho sempre considerato la più bella e amara dichiarazione di amore rivolta a Napoli nonché la più bella delle canzoni di Pino Daniele: “Napule è”.

La ciorta in napoletano è la fortuna, quel quid che l’uomo non riesce e non può gestire esclusivamente con la propria volontà. La fortuna aiuterà anche gli audaci ma la ciorta no. La ciorta è una forma di fortuna particolarmente pura, di una purezza diamantina, scevra di ogni minima possibilità di essere anche solo lontanamente legata ad un’azione umana volontaria. La ciorta è la vera imperatrix mundi cantata nei Carmina Burana.

La ciorta è una condizione tipicamente napoletana perché la sua ineluttabilità, ossia la sua invincibilità, è ben nota al popolo napoletano che l’ha incontrata e sperimentata, seppur quasi sempre al negativo, durante il proprio vissuto nell’arco dei secoli. La ciorta per i napoletani è stata sempre la valida giustificazione al proprio menefreghismo atavico, perché tanto “nisciun’ se ne ‘mport’“.

La fortuna aiuta gli audaci perché in fondo si definisce in un contesto sociale che in quanto tale dovrebbe essere fatto anche di meritocrazia, la ciorta no. La ciorta, cieca totalmente a differenza della fortuna, non prevede alcun riferimento, seppur minimo, alla meritocrazia perché non si determina in alcun contesto sociale ma solo ed esclusivamente nella solitudine dell’individuo in quanto tale, nel suo sentirsi al di fuori della società.

Aspettare la ciorta è una pratica ascetica in cui l’attesa e la strafottenza sono le due caratteristiche fondamentali, imprescindibili e soprattutto inseparabili. Si attende pazientemente che la ruota giri a proprio favore con un atteggiamento rassegnato e menefreghista, un menefreghismo però rafforzato, strafottente appunto. Rafforzare un termine e/o un atteggiamento umano, già di per sé negativo, implica sempre una componente aggiuntiva di rancore, di astio, di reazione negativa in generale. D'altronde quando si subisce più volte qualcosa che limita i propri diritti si diventa automaticamente più cattivi.

Passare dalla ciorta alla fortuna non è facile come non è facile per una persona con la mente quadrata assumere una forma mentis circolare, più flessibile della prima perché più smussata e meno discontinua nell’osservazione della realtà dalle diverse angolazioni.
Passare dalla ciorta alla fortuna implica il cominciare a pensare a se stessi come attori e non più come spettatori, costringe le persone a non demandare agli altri quello che si deve fare direttamente, a rifutarsi di salire sul carro dei potenziali vincitori senza aver nemmeno sguainato la spada contro gli invasori in casa propria.
Passare dalla ciorta alla fortuna significa imparare a guardare, con fiducia e determinazione, a se stessi non più come individui ma come parte integrante di un gruppo, di una società in cui siamo parte di un tutto e che, pertanto, non si può pensare che “nisciun se ne ‘mport’


Alessandro Cascone

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pd napoli fortuna serracchiani

permalink | inviato da alessandro cascone il 12/7/2009 alle 5:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia giugno        agosto
calendario
adv